Tecnica di Voga

In ogni sport la tecnica dell’atleta evidenzia il valore della capacità fisica.
Basandosi sulle esigenze tecniche, si possono classificare gli sport in differenti categorie.

C’è da tener presente che in uno sport che può essere o meno qualificato come tecnicamente esigente, il perfezionamento tecnico di ciascun atleta determina la possibilità di utilizzare le altre qualità fisiche.

Il canottaggio deve essere considerato uno sport tecnicamente esigente. In questo sport si integrano molti fattori, ma solo se si capisce e si è padroni del fattore tecnico si otterrà dall’allenamento un beneficio totale.

Può servire a poco sviluppare la forza, la resistenza muscolare ed il massimo consumo di ossigeno se queste qualità non possono migliorare la velocità dell’imbarcazione.

Analizzando il canottaggio, si può osservare come questo sport si basi soprattutto su leggi fisiche conosciute che costituiscono fondamento della discussione sulla tecnica remiera.

Il nostro fine è quello di ottenere che la barca corra più veloce, considerando il canottiere come forza motrice. In altri tipi di barche la forza motrice può essere una vela o un motore, si nota che la forza spinge continuamente attraverso l’elica che è in rotazione costante, fornendo in questo modo una quantità uniforme di forza.

Forze positive e negative

Nelle imbarcazioni a remi, la forza propulsiva è fornita alterativamente, poichè il remo alterna i movimenti in cui sta in acqua a quelli in cuista fuori dalla stessa.
Il vogatore si muove avanti e indietro e durante questi movimenti, origina forze negative e forze positive. Le forze positive permettono l’avanzamento della barca e le negative l’ostacolano.

Da ciò si deduce che il nostro sforzo sarà orientato allo sviluppo delle forze positive ed a ridurre, ove è possibile, l’influenza delle forze negative.

La dinamica del remo

Per poter constatare come funzionano queste forze osserviamo il diagramma 1, che mostra i movimenti di una barca da competizione durante la palata.
Le curve sono state ottenute da riprese filmate e sono state studiate da Wester Joesten di Berlino, per poter analizzare sia i movimenti della barca che la tecnica del vogatore.

Variazione della velocità

La curva più alta del diagramma è per noi la più interessante, ci mostra la variazione della velocità della barca durante una palata in relazione alla sua velocità media; questo ci può far vedere una buona o cattiva tecnica dell’equipaggio.
Un buon equipaggio avrà una minor differenza tra la velocità più bassa e quella più alta, mentre il carattere della curva non varierà.

Accelerazione

La curva in mezzo mostra l’accelerazione della barca; la velocità più alta si ha durante la palata, quella più bassa durante la ripresa (Diagramma 1).
Le figure mostrano la posizione del vogatore durante la palata in relazione ai movimenti della barca, con sotto una scala lineare del tempo.

Il beccheggio

La parte inferiore del diagramma mostra il beccheggio, cioè l’oscillazione della barca in senso longitudinale. Ci sono due curve, una indica il movimento della prua e l’altra il movimento della poppa.

Massa + Movimento = Forza

Da ora in avanti la nostra analisi si limiterà alla curva della variazione della velocità e alle figure che mostrano il vogatore durante la palata.
Come si vede nel diagramma, la velocità minima si ha subito dopo che il remo è entrato in acqua, la massima dopo che è iniziata la ripresa. Per avere la spiegazione di ciò si deve immaginare il peso del corpo del vogatore come una massa in movimento verso la poppa (Fig. 2).

Un otto con peso medio per vogatore di 85 kg suppone 650 kg in movimento.
Se pensiamo alla formula MASSA + MOVIMENTO = FORZA, la nostra domanda sarà: dove va questa forza? C’è solo un collegamento fisso con la barca: la pedaliera; quando comincia la nuova palata, la massa deve fermarsi e, come vediamo in figura 2, in questo momento si produce una grande quantità di forza negativa contraria alla velocità della barca. Questa forza negativa si trasmette alla barca tramite la pedaliera (A) (Fig. 2).

L’unica possibilità di ridurre l’influenza delle forze negative all’avanzamento della barca consiste in un buon attacco.

E’ qui che si evidenzia la differenza tra i buoni e i cattivi equipaggi. Non è esagerato affermare che il punto più importante della palata è l’attacco. Con un attacco diretto (il remo deve entrare in acqua prima che tutta la forza vada a gravare sulle pedaliere) si può ridurre l’influenza delle forze negative. Questo significa che parte della forza passerà sulla pala (B).

Comunque per quanto bene faccia l’attacco, ci sarà sempre della forza negativa e la velocità più bassa quindi si avrà sempre subito dopo l’attacco. Il nostro obiettivo sarà di ridurla il più possibile.

Nel finale (o ripresa) accade il contrario. La massa corporea si inclina verso la poppa della barca e dà a questa la possibilità di muoversi liberamente con la minima resistenza. Questo effetto di interazione tra forze negative e positive si ripete tra le 220 e le 250 volte nell’arco di 2000 metri.

Una minore perdita di velocità durante una palata significa molto se la si moltiplica per 220-250 volte. Da una riduzione della velocità di 5 cm per palata risulta una perdita di 12,5 metri nei 2000 metri.

Andiamo ad esaminare una per una le fasi della palata ed a darne una spiegazione tecnica, basata sull’efficacia delle varie possibilità di movimento.
Per una spiegazione tecnica esistono anche altre possibilità di soluzioni, quella che presentiamo è basata su un chiarimento dei movimenti facile da apprendere per la maggior parte dei vogatori.

Le fasi della palata

Fig. 1a

Preparazione (fig 1a)

E’ importante che il vogatore utilizzi tutta la sua altezza e che non allunghi in avanti le spalle tanto da adottare una posizione forzata naturale. L’angolo (circa 45°) permette di utilizzare adeguatamente le guide ed è ideale per la trasmissione della forza delle gambe alla palata.

Attacco (fig. 2a)

Nell’attacco si trasmette il peso del corpo della pedaliera usando la forza delle gambe, più marcatamente in questa prima fase della palata e nello stesso momento utilizzando attivamente gli altri muscoli del corpo per produrre un efficace lavoro in acqua.

Nell’attacco si trasmette il peso del corpo della pedaliera usando la forza delle gambe, più marcatamente in questa prima fase della palata e nello stesso momento utilizzando attivamente gli altri muscoli del corpo per produrre un efficace lavoro in acqua.

Palata (fig. 3a)

In relazione alla forza muscolare, la prima parte della palata sarà a carico prevalentemente delle gambe. Successivamente interverrà la grande muscolatura del dorso, per terminare con le spalle e le braccia. E’ importante che si utilizzi per tutto il tempo il peso del corpo e che si lavori in modo da permettere di trasmetterla al remo.

Finale (fig. 4a)

Come detto per la figura 3, le spalle e le braccia chiudono la palata. E’ importante mantenere sempre il peso del corpo dietro il remo, per ottenere un effetto massimo nel finale della palata.

Ripresa 1 (Passa mani – Via di mani) (fig. 5a)

E’ necessario pensare che nella ripresa sono le mani a dirigere il movimento, in modo da portare via velocemente i remi dal corpo nel finale. Quando le braccia sono totalmente distese inizia il seguente movimento.

Ripresa 2 (fig. 6a)

Mentre le mani continuano ad avanzare, il busto inizierà automaticamente a flettere in avanti fino a raggiungere la corretta posizione d’attacco.
Quando le braccia saranno estese e il tronco in posizione ottimale si inizierà a muovere il carrello in avanti per cominciare la nuova palata.
Attenzione! Queste analisi è molto tecnica e, in pratica, tutti i movimenti dovranno susseguirsi come un ciclo continuo. E’ importantissimo essere pronti per la palata successiva prima che il carrello si muova in avanti.

Regolazione degli scalmi

La costruzione delle imbarcazioni moderne offre la possibilità di apportare regolazioni individuali ai banchi di voga.

Per ottenere il miglior rendimento dell’attrezzo (imbarcazione) è necessario eseguire le regolazioni tenendo presenti gli aspetti tecnici e fisiologici di ciascun vogatore.

D’altro canto, lavorando su imbarcazioni mal regolate, si creano dei problemi per i vogatori; naturalmente in questo modo non si può ottenere un buon rendimento.
Andiamo a vedere i punti principali che possiamo regolare e che bisogna controllare affinché il vogatore abbia un corretto “posto di lavoro”.

Si deve procedere all’adattamento della barca
nell’ordine seguente:

      1. Guida
      2. Pedaliera
      3. Altezza della pedaliera
      4. Distanza degli scalmi dal centrobarca
      5. Altezza degli scalmi
      6. Remi
      7. Inclinazione laterale
      8. Inclinazione

Punto A – Le guide (fig. 2b)

La lunghezza della guida può variare tra i 65 cm, nelle barche vecchie, fino a 85 cm in casi estremi. La lunghezza normale è di 70-75 cm.

Punto B – Le pedaliere
Le pedaliere si regolano secondo la lunghezza delle gambe del vogatore, ma si deve tenere in considerazione anche la posizione del vogatore rispetto alla scalmiera. Non si deve lavorare con angoli troppo stretti rispetto alla palata.
Attenzione! Si possono eseguire altre regolazioni dopo aver terminato la regolazione A + B, se le guide danno fastidio ai polpacci.

Punto C – L’angolo e l’altezza delle pedaliere (fig. 3b)

In quasi tutte le parti delle pedaliere è fissato dal costruttore dell’imbarcazione e non si può modificare. Dove è possibile regolare un angolo di 40-45° darà una posizione confortevole.

In tutte le barche nuove l’altezza si può regolare abbassando la parte del tallone o alzando il traversino di fissaggio del puntapiedi.

Regolando l’altezza delle pedaliere sorge una contraddizione e cioè, nello stesso momento in cui, per un problema di equilibrio, conviene tenere il peso del vogatore il più basso possibile, non conviene che sia elevata la distanza tra la parte più bassa delle pedaliere ed il carrello.

E’ importante ottenere per il vogatore una posizione comoda che gli permetta di realizzare un lavoro in libertà e agilità.

Punto D – Distanza della scalmiera dal centro (figura 4b)

Per distanza della scalmiera dal centro si intende la distanza della scalmiera dalla linea centrale longitudinale della barca. Questa distanza varia da un tipo di barca all’altro, soprattutto in considerazione del peso e della forza dell’equipaggio.

Per prima cosa si misura la larghezza della barca (1); poi si misura dal bordo fino al centro del perno della scalmiera (2). Se si somma il risultato della misura (2) e la metà della misura (1), si ottiene il risultato (3) che è la distanza della scalmiera dal centro della barca.

Questo lavoro deve essere eseguito in tutti i posti della barca, poiché la larghezza non è uguale dappertutto.

Punto D – Distanza della scalmiera dal centro nelle barche di punta (fig. 5b)

Come regola generale le imbarcazioni più veloci usano una distanza minore di quelle più lente. Di solito si usano le seguenti misure:

      • otto 80-82 cm
      • 4 senza 82-84 cm
      • 4 con 84-85 cm
      • 2 senza 85-87 cm
      • 2 con 86-88 cm

Punto D – Distanza della scalmiera nelle barche di coppia (fog. 6b)

Nelle barche di coppia le caratteristiche individuali hanno maggior influenza, e queste sono le misure più correnti:

      • Skiff 158-160 cm
      • Doppio 156-158 cm
      • Quadruplo 156-158 cm

Punto E – Altezza della scalmiera (fig. 7b)

Generalmente è più redditizia una posizione della scalmiera bassa, però dobbiamo tenere in considerazione il vogatore e rendergli possibile una posizione naturale in barca, con spazio sufficiente affinché le mani si muovano comodamente sopra le cosce e i bordi della barca.

Il disegno mostra alcune misure di altezza (della scalmiera) per acqua tranquilla (in mm.). La scalmiera deve essere come minimo a 50 mm sopra il bordo.
Ogni posto della barca è soggetto a misure individuali, che devono tenere in considerazione sia il tempo atmosferico che lo stato dell’acqua, per permettere alla pala di compiere nella ripresa tutti i movimenti senza difficoltà.

Punto F – Remi (Leva interna ed esterna) (fig. 8b)

Il collare divide il remo in due parti: leva interna A e leva esterna B.
La leva interna si misura dall’estremo dell’impugnatura fino alla superficie di contatto del collare con la scalmiera. La leva esterna si misura da quest’ultimo punto fino all’estremità della pala.
La lunghezza normale, nei remi di punta, è di 380-385 cm.
Il tipo di remo più utilizzato è il Macon, con la pala di circa 1000 cm2 di superficie. La pala ha una curvatura (punto C) di circa 8.5 cm.
Nei remi di coppia la lunghezza normale media è di 296-302 cm.
La forma della pala in questo tipo di remi è molto variabile a seconda delle necessità individuale.

Punto F – Remi (fig. 9b)

La leva utile è la distanza che va dalla scalmiera al centro barca (a), ma a causa della posizione del vogatore, e del movimento circolare del remo aggiungiamo 30 cm.
Di conseguenza per calcolare il braccio interno del remo, sommeremo la distanza dello scalmo dal centro della barca più 30 cm.

Punto F – Remi di coppia (fig. 10b)

La leva utile è la distanza che va dalla scalmiera al centro barca (a), ma a causa della posizione del vogatore, e del movimento circolare del remo aggiungiamo 30 cm.
Di conseguenza per calcolare il braccio interno del remo, sommeremo la distanza dello scalmo dal centro della barca più 30 cm.

Punto F – Remi di coppia (fig. 10b)

Nei remi delle barche di coppia, la leva interna si fissa secondo la struttura e la condizione fisica di ciascun atleta, assicurandosi che, per poter lavorare in una posizione naturale, l’incrocio dei remi deve essere da 18 a 22 cm.

Impalatura del remo

Punto G (Preparazione per il controllo dell’impalatura) (fig. 11b)

Prima di cominciare a misurare le impalature, bisogna controllare che la barca sia orizzontale.

Punto G (Preparazione per il controllo dell’impalatura) (fig. 12b)

Per impalatura laterale della barca si intende l’inclinazione della scalmiera in fuori rispetto all’asse centrale della barca.

Questa inclinazione è necessaria per poter controllare l’impalatura del remo durante tutta la palata.

Con la regolazione normale, il perno della scalmiera è verticale e se, per esempio, di fissano 8 gradi si mantiene questa inclinazione durante tutta la palata (4 gradi nella scalmiera e 4 gradi nel remo); di solito si fa così con equipaggi giovani.

Se si vuole che il remo cambi dagli 8 gradi in attacco ai 6 gradi in finale, si deve inclinare il perno della scalmiera di 2 gradi in fuori rispetto all’asse centrale della barca; si fa così normalmente con equipaggi di notevole esperienza ed ha il vantaggio di facilitare l’uscita del remo.

Punto H (Impalatura) (fig. 13b)

L’impalatura è l’angolo che forma la pala con la verticale della barca; impedisce che il remo affondi durante la palata e provochi sull’imbarcazione un effetto squilibrante e di spinta verso l’alto.
A causa di questa forza, l’impalatura deve essere la stessa per tutti i posti della barca, poiché in caso contrario si produrrebbe uno squilibrio delle forze.

L’inclinazione si misura mettendo il remo nella stessa posizione che ha durante la palata e si deve misurare in attacco (a), in posizione di angolo retto (b) e in finale.

Se ci sono variazioni bisogna controllare l’inclinazione laterale. L’impugnatura del remo deve collocarsi a 25-27 cm sopra il bordo.

Punto H (Impalatura) (fig. 14b)

Se non si dispone di strumenti speciali si può misurare ottimamente l’impalatura con l’ausilio di un filo a piombo e un metro.

Di seguito si mostra una tabella che può essere di aiuto per le misure.

La tabella qui riportata dà la misura della inclinazione in millimetri per differenti larghezze di pala.

(Per inclinazione da 4 gradi a 10 gradi)