[custom_font font_size=”50″ line_height=”56″ font_style=”italic” text_align=”center” font_weight=”300″ text_decoration=”none” text_shadow=”no” color=”#262e45″]R.C.C. TEVERE REMO 1872[/custom_font]

[dropcaps type=’normal’ font_size=’50’ color=’#fff’ background_color=’#262e45′ border_color=”]N[/dropcaps]el 1877 tre membri della Società Canottieri del Tevere (Pio Barucci, Augusto Camotto e Virgilio Marchetti) compirono con delle “battane” un viaggio via mare da Roma a Genova, impiegando 28 giorni.

L’impresa faceva seguito alla crociera a remi Roma-Napoli effettuata l’anno prima dal Barucci e da Giulio Annibaldi, ed anticipava il raid Roma-Parigi del 1882, realizzato in novantanove giorni (sempre su battane) ancora da Pio Barucci e da Pietro Ferrari.

Nel presente documento sono riprodotti gli appunti del quotidiano genovese “Caffaro”2 sull’attesissimo arrivo dei tre ardimentosi canottieri nel capoluogo ligure e sui molti festeggiamenti che ad esso seguirono.

Venerdì, 3 agosto 1877 (supplemento pomeridiano)

Ricevo una cartolina di uno dei tre canottieri di Roma, che vanno sulle battane avvicinandosi a Genova, e mi affretto a pubblicarla: << Mio caro, avendo i miei colleghi, appena giunti in Livorno, differito per mezzo di telegrammi alcuni affari che avevano in Roma, fin da ieri mattina (31 luglio) siano partiti da Livorno. Oggi (1° agosto) ci troviamo ad Avenza e dimani partiremo per Portovenere. Io spero, salvo sempre il permesso del tempo, che giungeremo in Genova domenica mattina. >>

Canottieri genovesi, a voi fare gli onori di casa. Siete avvisati.

Domenica, 5 agosto

Questa mattina, rappresentanze della Società Ginnastica Ligure Colombo, dei Canottieri genovesi, e della colonia romana, muoveranno incontro ai tre arditi romani che hanno compiuto il tragitto da Roma a Genova sulle battane. Verrà loro offerto un simposio d’onore.

Domenica, 5 agosto (supplemento pomeridiano)

Stamane, alle otto, non si sapeva ancor nulla di nuovo circa l’arrivo dei Canottieri romani.

Nondimeno la Società Ginnastica Ligure Colombo, quella dei Canottieri genovesi e l’Associazione di Salvamento, disposero il tutto per muovere incontro ad essi, colle rispettive lance.

Forse le tre battane giungeranno verso le due, ma non si sa nulla di positivo. Credo il banchetto dei canottieri avrà luogo alla Trattoria dei bagni della Strega.

Lunedì, 6 agosto (supplemento pomeridiano)

Sui canottieri romani, non c’è nulla di nuovo. Sono partiti ieri mattina da Portovenere, sono stati visti a due miglia da Portofino, e poi non se ne sa più nulla. Forse avranno pernottato a Camogli o a Santa Margherita. Chi sa?
Ieri i canottieri di Genova delle società riunite, avevano fatto preparare allo stabilimento dei Bagni alla Strega un banchetto per sessanta persone. Se i romani arriveranno dentr’oggi, il festino avrà luogo questa sera.

Martedì, 7 agosto

A quanto ho sentito dire, i Canottieri del Tevere devono essere partiti la notte scorsa da Sestri levante. Sono costretti a far piccole tappe, essendo il mare assai minaccioso, relativamente alle loro fragili imbarcazioni. Spero di darvi, nel Supplemento, notizie positive circa l’arrivo in Genova delle tre battane.

Giovedì, 9 agosto

Finalmente, li ho proprio visti co’ miei occhi!… Sono arrivati… arrivati realmente… Li abbiamo veduti in cento, in trecento, in cinquecento. Alle sette d’iersera, le mura della Strega erano coronate di curiosi. Curiosi sul terrazzo dello stabilimento; curiosi nelle sale della trattoria; curiosi sulla spiaggia; curiosi in mare; curiosi sulle barche.

Il mare era mosso alquanto, con un venticello noioso, che sapeva di burrasca. La poesia del tramonto era distrutta da certe nuvolacce grigiastre, che, a vederle, serravano il cuore. Per fortuna, ci si poteva consolare alquanto, ammirando nella sala della trattoria tre lunghe tavole, apparecchiate con vero sfarzo. La tovaglia candidissima era tutta screziata di fiori. Ce n’era dappertutto; perfino su certi pesci che promettevano d’essere un cibo luculliano. Tra i fiori, scintillavano le brunite posate, e i tersi cristalli. Così, ad occhio, mi è parso che ci fossero sessanta posti, ma non lo giurerei.

Oh, diamine!… Son già le otto e le battane ancora non si vedono!… Ma no, no, eccole laggiù….. Chi le vede? L’aria s’è già fatta bruna. Ci vorrebbe un occhio da vecchio lupo di mare. Ah!…… ecco la vanguardia; un battello…. due…. tre…. una lancia…. una canoa…. Una piccola flottiglia insomma. Sono essi, finalmente! Tutta la gente si precipita sulla spiaggia. Molti si bagnano le scarpe; ma chi ci bada?
Da ognuno si chiede: Le battane? Dove sono le battane? Uhm! chi lo sa? La fanfara della Ginnastica intonava una marcia briosa. E il pubblico: Ci sono, dunque, ‘ste battane? A voi, a voi; eccole lì… a dieci metri dalla spiaggia! Un fragoroso battimani si eleva lungo le arene. Chi avrebbe potuto vederle, le battane, prima che giungessero alla riva? Sono veri gusci di noce.

I tre canottieri del Tevere posero piede sulla spiaggia, accolti con ogni maniera di festività. Ognuno voleva avvicinarli. Frattanto, tratte a riva le battane, in un attimo furono decomposte in parecchi pezzi, e riposte al sicuro. Sono costrutte in modo tanto ingegnoso, ch’io non proverei nessuna meraviglia, sentendo dire che si possono mettere nelle tasche della giubba.

I tre canottieri del Tevere offrivano un contrasto singolare. I lineamenti signorili facevano a pugni colla tinta della pelle; tinta così abbronzata, così africana, da formare l’orgoglio del più vecchio seguace di san Pietro. Essi fecero un po’ di toletta, alla meglio, e salirono alla sala da pranzo.

Il banchetto riuscì la cosa più allegra, più geniale, più espansiva di questo mondo. Il pranzo, o meglio la cena era sontuosa, sceltissime le vivande, e i vini prelibati. Dei brindisi, non ve ne parlo. Se ne fece un’infinità.

Alle frutte, fu presentato ai canottieri romani un dono ad essi preparato, come ricordo della gita, dalla Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo. Tale presente consisteva in una magnifica coppa d’argento, modellata e cesellata con rara eleganza di lavoro, e deposta entro un astuccio degno di contenerla, tutto raso e velluto. Sulla coppa fu inciso il nome della Società ginnastica, quello dei tre canottieri romani, Marchetti, Barucci e Comotto, e alcune parole che accennano all’avvenimento che rimarrà celebre negli annali dei canottieri.

Giovedì, 9 agosto (supplemento pomeridiano)

E’ inutile! quando una cosa mi lascia una bella impressione, non posso fare a meno di parlarne e riparlarne. Questa mattina, v’ho descritto l’arrivo dei canottieri romani, gli apparecchi della mensa, i brindisi, ecc.; ora sento di dover aggiungere qualche particolare, su tutta la festa. Al posto d’onore, sedevano i tre bravi romani; ai loro lati, i presidenti delle Società Ligure C. Colombo, dei canottieri genovesi e di Salvamento.

Furono fatti molti brindisi, lusinghieri tutti pei festeggiati e per la loro città, dai tre presidenti delle menzionate Società, e da vari loro soci, fra cui trovai molto patriottico quello pronunciato dal signor Ralomba, romano, socio della Società Ginnastica C. Colombo. Egli disse << Lasciate che io, romano, beva ai miei fratelli. Essi, nuovi argonauti, navigarono lontano dalle loro case, non alla conquista del vello d’oro, ma bramosi di stringere la mano ai loro fratelli liguri, premio assai più nobile!

<< Questo giorno sia sacro nella memoria di tutti: i figli dei domatori della terra hanno stretto la mano ai domatori del mare. Viva l’Italia! >>

Grandi applausi al finire di queste nobili parole. La musica della C. Colombo allegrò gl’invitati con sceltissimi pezzi.

Dopo il pranzo, fu offerta ai tre signori romani una carrozza per condurli sino al porto, ma essi vi rinunciarono, preferendo andare a piedi e in compagnia di tutti i loro nuovi amici.

Tutti, in fretta, s’andò a passare anche un’altra ora d’allegria al Circolo degli Angeli, i cui soci seppero molto bene fare gli onori di casa.

Al tocco e mezzo, finalmente, questa lieta brigata lasciava i suoi arditi ospiti al ponte reale, ove, imbarcatisi su due elegantissime yole erano condotti a bordo alla goletta Atalanta messa a loro disposizione dal suo proprietario cavaliere Peirano.

Venerdì, 10 agosto

Genova, seguendo le nobili tradizioni della sua ospitalità, fece lietissime accoglienze ai canottieri romani. Chi si loda s’imbroda, è questo un vecchio proverbio ed è vero soprattutto; per conseguenza, non ispetterebbe a me, genovese, far elogi di casa mia; questo lo si capisce. Ma il caso, come direbbe l’erede del marchese Colombi, è diverso. Non si festeggiano soltanto i canottieri romani, si festeggiano in essi i figli di Roma, della capitale d’Italia, di quella città leggendaria, a cui Genova s’è unita, nel periodo del risorgimento italiano, coi vincoli più sacri, quelli del sangue. Ora, non è forse giusto, legittimo, il compiacimento delle onoranze fraterne, destinate ad echeggiare fin sulle antiche sponde del Tevere?

Pertanto, sono lieto di riferire che i canottieri romani dichiararono d’essere veramente incantati dei festeggiamenti di cui sono fatti segno dalla nostra gioventù; e di ciò va grandissima lode alla Società Ligure Colombo, che seppe far le cose veramente ammodo.

Ieri, dopo una sontuosa refezione a bordo della goletta Atalanta, i canottieri del Tevere visitarono la città. La sera, circa le nove, si recarono nella palestra della Società Ligure Colombo. Non ci furono avvisi preventivi, né pubblicità. Nondimeno, la palestra era affollatissima di soci. I canottieri del Tevere, insieme con una rappresentanza dei canottieri genovesi, furono condotti al posto d’onore, colmati dai soci di squisite gentilezze.

Furono indi eseguiti dai soci molti esercizi ginnastici, con quella sveltezza e quella valentia che loro meritarono sempre grandi applausi dal pubblico genovese. Agli esercizi ginnastici seguirono assalti di fioretto, di sciabola e di bastone, interessanti e piacevoli nello stesso tempo.

La fanfara della Società eseguiva liete sinfonie, mentre su varii punti brillavano le fiamme vivaci dei fuochi di Bengala.

In ultimo, i canottieri del Tevere visitarono tutta la palestra, dimostrando molta ammirazione per l’ordine che vi regna e la perfezione delle macchine. La serata d’onore si chiuse con molti e cordialissimi brindisi, nella sala della direzione, dopo di che, i canottieri romani salirono su parecchie carrozze coi canottieri genovesi, i quali dedicarono ad essi il rimanente della serata, o meglio della nottata.
Infatti, un reporter, giunto al momento di mettere in macchina, mi narra che a bordo del galleggiante dei Canottieri genovesi ci fu una graziosissima festa; cioè una cena coi fiocchi, allietata dalle cortesie e dallo spirito di tanti giovanotti brillanti, che farebbero dimenticare, poffarbacco, perfino la questione d’Oriente e il relativo passo del Balcani; che Dio li benedica!…

Sabato, 11 agosto

I Canottieri genovesi mi hanno comunicato il Libro rosso, contenente i documenti diplomatici scambiati colla potenza tiberina e la padana, sulla spedizione delle battane, che sfidarono le torpedini delle coste liguri e tirrene.

Riferisco i documenti più importanti, ossia i telegrammi scambiati sulla vertenza, che richiese tanto spargimento…. di sciampagna:

<< Canottieri Eridano, Torino, Canottieri del Tevere, Roma, Canottieri Genovesi e Società Ligure Cristoforo Colombo festeggiando arrivo Canottieri Romani invianvi fraterno saluto brindando unione Canottieri italiani, Canottieri Genovesi. >>

Ecco la risposta dei Canottieri dell’Eridano;

<< Canottieri Genovesi, Genova >>
<< Salutando ringraziando ottimi amici genovesi il vecchio Eridano rallegrato spettacolo cordiale unione gioventù italiana manda plauso saluto canottieri romani grato affettuoso gentilissimo ricordo. >>
<< Pinchia >>.

Ed ecco il telegramma giunto da Roma:

<< Canottieri Genovesi, Genova >>
<< Canottieri del Tevere penetrati cordiali accoglienze fatte loro amici, reciprocano di cuore fraterno saluto facendo voti per Canottieri Genovesi e Società Ligure Cristoforo Colombo. Viva Genova! << Grant presidente. >>

A quando, un Congresso di canottieri?…

Sèguito col cannocchiale della simpatia i cari canottieri romani, ospiti nostri. La società ligure di Salvamento li ha convitati ieri a cortese banchetto, nelle sale del caffè della Concordia.

Moltissimi brindisi, (si capisce!) e tutti ispirati dalla più squisita cordialità.
E’ una gara nobilissima fra tutte le nostre associazioni, da lodarsi altamente, nel ricevere questi intrepidi canottieri.

Al pranzo assistevano pure rappresentanze della Società Colombo, e dei Canottieri genovesi.

Fu letta una deliberazione dell’assemblea, con la quale, Barucci, Comotto e Marchetti, vengono nominati soci benemeriti per atto di coraggio, e si ordinò il conio di tre medaglie d’argento, coi loro rispettivi nomi da un lato, e dall’altro il motto della Società. Fu pure inviato un telegramma di felicitazione a Grant, presidente dei canottieri del Tevere.

Dopo il pranzo, si finì la serata all’ameno circolo degli Angeli; e questo bis di cortesia fu reso più gradito ai nostri ospiti, perché quattro distinti professori, ma distinti davvero, eseguirono con ammirabile maestria la sinfonia del Faust di Gounod.

Domenica, 12 agosto

I canottieri di Roma, accompagnati dagli amici di Genova, andarono a visitare la necropoli di Staglieno, e gli altri siti notevoli della nostra città. Riferisco ancora una pagina del Libro rosso. Ad un dispaccio inviato dalla Società Ligure Colombo, il presidente dei canottieri del Tevere ha risposto col seguente telegramma:

<< Arecco, presidente della Società Ligure Colombo, Genova.
<< Ricambio, con cuore riconoscente, il vostro gentile saluto. L’accoglienza che faceste ai nostri amici, a voi ci stringe con nuovo e fraterno vincolo d’affetto.
<< Grant >>.

Per ora, non ci ho altro documento diplomatico, sulla questione; posso aggiungere tutt’al più che i tre canottieri romani continuano a ricevere segni di affettuosa cortesia, e che sono oltremodo commossi dall’accoglienza cordiale ricevuta dai genovesi.

Domenica, 12 agosto (supplemento pomeridiano)

Dal Libro rosso tolgo ancora due documenti diplomatici, sulla questione canottieri romani. Si tratta di due telegrammi spediti dal signor Grant, presidente della Società Canottieri del Tevere, alla presidenza della Società di Salvamento.

Il primo telegramma, raccomanda << gli amici in battana >> e dimostra quanto cara e grata memoria la Società dei Canottieri del Tevere conservi della Società di Salvamento, che nella regata dell’anno 1875 li salutò siccome gli eroi della festa marinaresca.

Il secondo telegramma, risponde al dispaccio inviato al signor Grant, durante il banchetto dato dalla Società di Salvamento alla Concordia lo scorso venerdì, per annunciargli il conferimento ai tre canottieri di una medaglia commemorativa e del titolo di socio onorario.

Il telegramma è concepito in termini così gentili che mi affretto a renderlo pubblico:
<< Piaggio; Società Ligure di Salvamento, Genova.
<< Nostra Società è penetrata e superba per distinta onorificenza conferita ai nostri amici accogliete sensi unanimi nostra profonda gratitudine. << Grant. >>


Testi estratti dal libro “Storia di remi di vele e di passioni. Il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo da Porta Pia al Terzo Millennio”, di Bruno Delisi, Pieraldo Editore