[dropcaps type=’square’ font_size=’50’ color=’#fff’ background_color=’#262e45′ border_color=”]L[/dropcaps]e notizie del sorgere e della graduale diffusione della ginnastica nelle città italiane a partire da Torino (1843) in assoluto all’avanguardia, come Firenze, Pisa, Genova, Napoli, che porterà alla creazione nel 1869 della Federazione Italiana di Ginnastica, giungono a Roma e incoraggiano la costituzione di circoli sportivi. Anche nei territori sotto il dominio austriaco, Friuli-Venezia Giulia e in particolare a Trieste, la disciplina prende piede malgrado l’opposizione dell’Austria che la considera collegata con l’irredentismo.

In questo contesto sorge la Società di Ginnastica Serny. Malgrado la diffidenza del governo pontificio verso pratiche ricollegabili “alle correnti di pensiero filosofico-pedagogico dell’Illuminismo, basate sulla scoperta del corpo e della sua educabilità”, rampolli di famiglie aristocratiche e della borghesia abbracciano con entusiasmo la novità.

Nel 1867 assistiamo dunque alla nascita della società sportiva progenitrice del Reale Circolo Canottieri Tevere Remo, della quale sono fondatori e animatori Guglielmo Serny e Gugliemo Grant che ne prenderà la guida. Ed è proprio quest’ultimo a creare il nucleo di canottieri nell’ambito della “Serny”, il cui successo determinò il prevalere del nuovo indirizzo sportivo e il cambiamento della ragione sociale.

Guglielmo Serny, il cui bisavolo era giunto a Roma nel 1798 al seguito delle truppe francesi, appartiene ad una facoltosa famiglia di proprietari di immobili, di alberghi e di locande, ubicati in piazza di Spagna e dintorni. Fino a quando il mezzo di elezione per arrivare a Roma non diventerà il treno, la piazza rappresenta il luogo preferito dai forestieri, provenienti dalla Via Flaminia, per il soggiorno iniziale, quello alberghiero, prima di trasferirsi in appartamenti o, come spesso accadeva, in dimore gentilizie.

Anche Guglielmo Grant abitava nei pressi, e più precisamente in Via Due Macelli. Il suo era un cognome diffuso in Roma. Nei registri della città tra il settecento e l’ottocento figurano almeno tre personaggi con uguale cognome. Pietro, sacerdote, sepolto in S. Andrea degli Scozzesi, Thomas, rettore del Collegio Inglese e successivamente vescovo di Southwark, e Alessandro, rettore del Collegio Scozzese, sposato con Ersilia Gaudino di Livorno, dal cui matrimonio nacquero Ugo (1837) e Guglielmo (1839) fondatore del Circolo. Una figlia di Guglielmo che sposò un Serra di Cassano, è la madre del duca Francesco, socio onorario del Tevere Remo. Serny e Grant sono da considerarsi italiani-romani e come tali si comportarono nel periodo dell’unificazione del Paese.

Pensiamo con qualche ragione che i geni degli avi, provenienti da Paesi ove la pratica degli sport era assai diffusa, abbiano contribuito alla loro forte inclinazione verso la ginnastica e il canottaggio.

Ma Grant non era solo un uomo di sport. Era colto e godeva di influenti amicizie. Così lo descrive Ruggero Bonghi, politico e letterato napoletano, ministro della Pubblica Istruzione dal 1874 al 1876, in un articolo sulla Nuova Antologia del 16 giugno 1888: “Credo fosse nel gennaio di quest’anno, che, mentre io ero nella mia biblioteca a studiare, mi vidi venire davanti Guglielmo Grant, amico mio da gran tempo e di tanti a Roma. Dal cognome non pare che egli sia italiano di origine; ma certo è di nascita e di cuore; e ciò che è anche più singolare, d’ingegno; giacché a grande accortezza e sagacia unisce molta festività di conversazione e una tale e tanta arguzia di motti e bisticci in qualunque lingua gli accada di parlare, che par davvero meravigliosa”.

L’articolo porta il titolo “L’impegno di Guglielmo Grant per l’Esposizione Italiana a Londra”, complessa ed importante iniziativa per il cui successo egli molto si adoprò. Grant acquistò a Livorno le sue prime barche, cioè una battana e un sandolino usati. Ne parla nel saluto all’equipaggio del Tevere vincitore della prima regata italiana organizzata nel 1875 a Genova dalla Società Ligure di Salvamento.

La Maison Serny in Piazza di Spagna 17, poi Albergo Londra, insieme ad altri esercizi, costituiva, come si è detto, il punto di arrivo di una popolazione cosmopolita di artisti e letterati. Byron vi alimentava l’ispirazione poetica: “Roma, scriveva, è la città dell’anima”. Keats nella consunzione della tisi vi troverà momenti di consolazione, assistito dagli amici John Severn e Shelley. La magica atmosfera sarà fonte di ispirazione anche per musicisti e scrittori quali Gounod, Berlioz, Debussy, Chateaubriand e Stendhal. I due Guglielmi crescono in un contesto ricco di slanci romantici e di idee liberali. Ne recepiscono gli entusiasmi e una visione moderna della vita, rispetto a quella prevalente nella Città Eterna, visione in cui anche lo sport è vissuto come fenomeno liberatorio e apportatore di benessere. Inoltre, confrontando le date, è difficile non immaginare come gli eventi del Risorgimento, che accendono nella Città aspirazioni e focolai rivoluzionari, non abbiano avuto una qualche influenza sui giovani sportivi e sui ceti ai quali essi appartenevano.

Nel suo diario romano il Gregorovius ricorda che sin dal 1852 l’attesa in Roma della fine dello Stato Pontificio rappresentava un sentimento diffuso che aveva preso il via con la perdita dell’Emilia, della Romagna, dell’Umbria e delle Marche, annesse con plebiscito allo Stato Sabaudo. Attesa che la presenza nella Città di truppe austriache e francesi non riusciva peraltro a smorzare. Ed è facile immaginare come la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e l’incombere della figura di Garibaldi abbiano contribuito a rendere ben poca cosa la residua fiducia nella sopravvivenza dello Stato Pontificio.

La nascita della Società di Ginnastica Serny coincide con il tentativo di colpo di mano via fiume, progettato nel 1867 dai fratelli Cairoli per fornire aiuto ai garibaldini romani impegnati in una sollevazione cittadina che portò sul patibolo Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, responsabili dell’attentato alla caserma Serristori ove alloggiavano i legionari francesi. Un disegno non privo di originalità, dato che i precedenti assalti erano avvenuti via terra. I Cairoli con i loro compagni giunsero a Villa Glori da Orte su burchidi carbonai con l’intento di abbordare il piroscafo Roma in servizio sul tratto alto del Tevere e di sbarcare al Porto di Ripetta. Come è noto, la corsa fu sospesa e l’impresa ebbe una tragica conclusione il 3 novembre di quell’anno. Il colore rosso i sostituito poi da un più tranquillizzante bianco-celeste) delle maglie sociali della Serny, uguale a quello delle camicie dei garibaldini, rafforza il sospetto che la simpatia per la causa italiana albergasse nell’animo di molti aderenti alla Società sportiva romana.

L’adesione al Circolo, al momento della sua costituzione, del principe Tommaso, Duca di Genova, fratello della futura Regina Margherita, del Ministro della Marina Benedetto Brin e del Sindaco della Città Luigi Pianciani, sono da considerare, un non comune riconoscimento per la simpatia dimostrata dal Presidente Grant e dagli altri fondatori del Sodalizio verso la causa dell’unità d’Italia.


Testi estratti dal libro “Storia di remi di vele e di passioni. Il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo da Porta Pia al Terzo Millennio”, di Bruno Delisi, Pieraldo Editore